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Ricostruire il Futuro

2014-costruzione
La quotidianità continua a stupirci, a renderci irascibili, o peggio ancora a frustrarci.
Il mio augurio per il nuovo anno è che le migliori intelligenze (quelle vere) si aggreghino per ricostruire il futuro del nostro Paese, oggi minato più che mai.

Personalmente, confido sul fatto che la gente possa continuare a indignarsi e reagire piuttosto che sentirsi rassegnata ai soprusi, i cui autori tendono a sperare in una metabolizzazione generalizzata.
La sopraffazione, la cancellazione dei diritti anche semplicemente attraverso il differimento degli stessi, è la moderna tecnica di governo dei nuovi tiranni; personaggi che dietro un’apparente democrazia, operano in modo da annullare ogni regola civile, che i nostri antenati hanno faticato a costruire nei secoli passati.
Se non riusciamo a invertire questo meccanismo, il nostro futuro, ma soprattutto quello delle generazioni future, è irrimediabilmente segnato.

La speranza di costoro (i tiranni di cui sopra), è quella di stremarci, per arrivare al punto di non dover contrastare alcuna reazione.
Le trombe di regime (giornali, tv, media) continuano a suonare ininterrottamente la solita musica, contro tutti coloro che hanno l’ardire di mettere in discussione le gesta di questi briganti contemporanei.
Questo martellamento continuo ha cambiato la lingua, il significato delle parole, addirittura invertendone il valore civico; ed ecco che oggi, per esempio, il termine reazionario viene associato in modo negativo a chi si oppone alle cosiddette riforme, al cambiamento, termini questi ultimi che invece siamo stati indotti a considerare, “tout court“, immaginario positivo.

Sarebbe a dire che, per assurdo, una “riforma” che introducesse la schiavitù, in quanto battezzata tale dovrebbe essere positiva, mentre un movimento reazionario che la contrasti, andrebbe soppresso poiché contrario all’innovazione, quindi negativo.
Facciamo bene attenzione, perché quello sopra è un esempio solo apparentemente assurdo; la bieca politica ha proposto e approvato leggi e decreti che di fatto hanno ridotto milioni di persone alla fame, e di conseguenza a una malcelata forma di schiavitù, non certo esplicita, ma direttamente connessa alle follie diventate leggi.

Chi oggi vi si oppone (reagisce), ovvero continua ad avere atteggiamento reazionario a ciò, viene indicato come sovversivo e quindi passato nel tritacarne dei media, distrutto con l’ormai collaudata macchina del fango, sempre in moto alla massima potenza.

La classe media è la vittima predestinata; è quella più sensibile ai proclami mediatici, quella che sposta l’ago della bilancia e quindi va conquistata, con l’ipnotizzazione prima e la distruzione poi, scientifica.

Non a caso, il massimo responsabile dell’imbambolamento della classe media, ha potuto fare i suoi comodi indisturbato per più di vent’anni con la complicità bipartisan di maggior parte della classe politica; e ancora oggi, seppure condannato al carcere con sentenza definitiva per gravi reati, detta leggi e progetti da uomo libero, che i media si affrettano a rilanciare.
Chiunque altro starebbe già a scontare la sua pena, giustamente.

Anche questo ancora oggi ci stupisce, ci indigna, ci irrita; giammai ci rassegnerà, ne mai fermerà la ricostruzione della nostra società civile e della nostra reputazione, se lo vorremo.

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9 Commenti • Ricostruire il Futuro

  1. Eugenio
    03 aprile 2014 alle 12:13

    A mio parere, gli italiani un segnale lo hanno dato. Un partito osteggiato da tutti i media, ogni giorno trattato come reazionario, paragonato alla destra di “Le Pen” o “Alba Dorata”, non tenuto in considerazione dal nostro PdR,ha spaccato l’Italia in 3 è nato dal nulla è pieno di giovani che si sono dati semplici regole, ma che almeno suscitano passione e mostrano contenuti.
    Non sarei così disfattista, forse non sarà quella la via giusta, ma comunque un segnale forte è stato mostrato, ed è stato un segnale che in nessuna parte d’Europa si è palesato e strutturato così rapidamente.
    Certo è nato in internet ma poi è stato l’unico a scendere in piazza, a manifestare a stare con le persone, a stringere la mano, a non riempire solo i salotti televisivi, con i clichè già costruiti ad arte.
    C’ è sempre un modo ed una speranza, un giorno troveremo anche la formula giusta per un nuovo “rinascimento”
    Buona giornata a tutti

  2. veronica
    11 marzo 2014 alle 22:55

    NUMBER 1!!!!

  3. giampiero
    04 febbraio 2014 alle 10:24

    Quale futuro ci aspetta se si dimentica il passato e si vive male il presente quale futuro se le nuove generazioni (abboccando alla storiella che la colpa è dei nonni e dei padri) si sono fatti togliere tutti i diritti conquistati col sangue quale futuro se si protesta solo da Twitter da casa in pantofole e molti dalla tazza del cesso quale futuro se dopo 20 anni della carogna nana si crede alla nuova Vanna Marchi (il toscanano Renzi) che invece di rottamare ha fatto il restauratore di mummie in quanto al ceto medio sa sempre come cavarsela e cambia casacca a secondo del vento DC PSI PDL PD se non si torna al passato (recuperando le tante cose buone) non ci sarà futuro iniziando dai giovani che devono prendere esempio dai padri ma soprattutto dai nonni che avevano le palle…..

  4. Bia
    07 gennaio 2014 alle 18:41

    “Anche questo ancora oggi ci stupisce, ci indigna, ci irrita; giammai ci rassegnerà, ne mai fermerà la ricostruzione della nostra società civile e della nostra reputazione, se lo vorremo”.
    Quoto queste tue parole perché in esse credo e perché probabilmente è da qui che si può ripartire. Il disfacimento in cui si sta perdendo il nostro paese e che molto bene hai descritto nei tuoi vari interventi ha raggiunto ormai livelli indefinibili e soprattutto incommentabili. Se ne parla ovunque, in ogni luogo, in ogni contesto e con interlocutori i più disparati. Tutti ci indigniamo, tutti ci arrabbiamo….. Bene. Per fortuna dico io che ne abbiamo la forza. Ne abbiamo passato, e ne passiamo, di tempo ad accorarci per quotidiane malefatte, abusi, soprusi, ingiustizie, disservizi e chi più ne ha più ne metta visto che siamo ai vertici di quasi tutte le classifiche negative. Ma vogliamo continuare così? Perché il confine tra l’irritazione fine a se stessa e lo scoraggiamento e la sfiducia è veramente sottile. “E vabbè tanto non cambia niente, ormai…”
    Per mia convinzione e perché la vita finora questo mi ha insegnato, sono tante piccole cose, tanti piccoli fatti, gesti, comportamenti messi insieme in maniera costruttiva a determinare un cambiamento. Se lo vorremo, sante parole le tue! Le cose bisogna volerle. E farle, per quel che si può, anche col rischio di sbagliare. Ci sono meccanismi che si possono scardinare, ognuno dando il contributo che può o dando fiducia a quanti mostrano coraggiosi segnali di discontinuità (declino per tutti i colori, livelli sociali, generi e professioni). Non voglio fare la romantica o peggio ancora la pasionaria, ma sono stufa ogni giorno di sentire gente che si lamenta ma poi non va oltre le proprie parole. Tirando a campare come i governi che si sono succeduti negli ultimi anni e dimenticando quanti da soli non possono difendersi. Saluti e buon 2014.

  5. Eleonora
    07 gennaio 2014 alle 09:15

    Mi ricordo che quando dovettero introdurre la benzina senza piombo, la chiamarono verde, come se fosse ecologica, ma sempre benzina era che anzi con un catalizzatore malfunzionante è più dannosa di quella vecchia con il piombo.
    Altro esempio è il termovalorizzatore, è una bella parola, sembrerebbe utile, invece è un semplice forno dove bruciano i rifiuti e producono micro polveri dannose all’organismo.

  6. Giovanni Sarti
    06 gennaio 2014 alle 22:46

    Ricordo mio nonno che raccontava un aneddoto su Mussolini che diceva qualcosa tipo che non fosse difficile governare gli italiani ma inutile (qualcosa del genere).
    Per carità nel ricordare un altro dittatore, ma con l’andare del tempo mi sa che aveva ragione.

    • Il Postino
      06 gennaio 2014 alle 23:47

      aveva ragione tuo nonno e anche la buonanima

  7. giusy972
    06 gennaio 2014 alle 16:00

    Vogliamo parlare delle leggi ad personam e di quanto sarebbe stato giusto rivoltarsi?
    Ma chi lo fa, il popolo?
    No, siamo sudditi, siamo abituati ad essere sudditi, e loro lo sanno, mi vergogno di essere italiana.

  8. Ornella
    06 gennaio 2014 alle 00:39

    Ottimo come al solito. Sei il n.1 🙂

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