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Albert Einstein: genio inascoltato

Albert Einstein

Qualche mese fa, nel commentare gli accadimenti dell’Isola di Pasqua, feci riferimento a un recente studio che spiega scientificamente l’involuzione dell’intelligenza dell’uomo negli ultimi duemila anni; ne consiglio vivamente la lettura.

A questo proposito, la vignetta del bravissimo Marco Martellini nel precedente post, illustra il concetto con sagace ironia.

Le vicende politiche delle ultime settimane confermano (purtroppo) quanto sopra.

Una settantina di anni or sono, Albert Einstein ha impiegato una parte infinitesimale della propria intelligenza per esprimere con un semplice aforisma un principio dogmatico, ineluttabile:

“I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza di chi li ha creati”

Se non bastasse, l’esimio scienziato si è espresso ancora:

“La follia sta nel fare sempre la stesa cosa aspettandosi risultati diversi”

Era il periodo in cui infuriava la seconda guerra mondiale, e il popolo, istintivamente consapevole di questo principio, ha estirpato il nazismo e il fascismo, annoverabili tra le maggiori vergogne della storia del genere umano.

Oggi, al contrario, siamo talmente sciocchi da non capire un concetto così semplice, ma essenziale; e accettiamo passivamente, obnubilati davanti alla tv e ai media di regime, il ritorno, anzi la permanenza alla guida del Paese, delle stesse persone che ne hanno provocato lo sfacelo.

Le generazioni future, successive all’inevitabile “reset”, rideranno di noi.

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26 Commenti • Albert Einstein: genio inascoltato

  1. Daniele
    29 aprile 2013 alle 23:24

    …con i nomi degli sciacalli ci riempiamo l’elenco del telefono! 🙂

  2. Alberto Vigliani
    29 aprile 2013 alle 17:31

    Ora gli hanno fatto pure il favore della sparatoria, e gli sciacalli sono già all’opera da ieri.
    Onore e solidarietà ai Carabinieri, e disprezzo per gli sciacalli. Segnateveli tutti!

  3. Elisabetta 70
    27 aprile 2013 alle 21:27

    alla fine hanno fatto il governo e tutti i telegiornali ad osannare i nuovi ministri e il nonno presidente per il discorso responsabile e commovente.
    che bel quadretto…!

    • Ornella
      27 aprile 2013 alle 21:44

      …mancava la musica di Disneyland, che pena!

  4. Claudio
    27 aprile 2013 alle 21:20

    E’ difficile stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, in questo divenire di eventi quotidiano nulla è più sicuro.
    Tendenzialmente sono per volere il rinnovamento immediato, ma capisco anche le ragioni di Piero che forse ha qualche anno più di Fabio ed esagera con la prudenza.
    Questo è quello che penso

    • 27 aprile 2013 alle 21:43

      Comprendo le motivazioni che inducono le persone a cercare soluzioni immediate. Putroppo quando si investono società e grandi masse di persone è sempre più saggio fare passi certi ma ben cadenzati 🙂 Gli urli, gli strepiti, la troppa debolezza politica poi portano alla repubblica di Weimar, dove un signore con due buffi baffetti ha poi scritto una delle peggiori pagine della storia dell’ umanità.. E te lo dice un ebreo 🙂

      • Claudio
        27 aprile 2013 alle 22:00

        Non sarà che sei un po’ prevenuto (a ragione) proprio per le tue gloriose e sofferte origini?

        • 28 aprile 2013 alle 07:10

          Ma no Claudio, sarebbe riduttivo anche in relazione alle analisi che ho fatto nei vari interventi circa l’ argomento. Giovan Battista Vico ha sempre parlato di corsi e ricorsi della storia ed io sono un assertore della sua tesi. In effetti la storia del mondo e dell’ umanità è sempre stata scandita di dinamiche spesso simili nelle dinamiche. Ripeto, la vera rivoluzione mondiale è la volontà e la necessità di essere interconnesso e di scambiare informazioni in modo sempre più rapido ed efficace. La discrasia nasce dal fatto che per iniziare a pensare in modo globale, le regole di ingaggio dovrebbero edsssere uguali per tutti e se analizzi le motivazioni per le quali è nata l’ UE, in effetti è proprio basata sulla volontà di avere regole ed espressioni socio economiche comuni.E’ tuttavia un cambiamento estremamente complesso da attuare.

  5. spinner
    27 aprile 2013 alle 21:17

    state dicendo la stessa cosa a velocità diverse

  6. 27 aprile 2013 alle 20:28

    Ho espresso il mio parere in merito nei miei interventi Fabio. Io non credo nelle rivoluzioni e nei reset. Spesso e la storia lo insegna, sterzate improvvise ed imprevedibili raramente sfociano in qualcosa di buono e costruttivo. Invece penso che il paese (e mi ripeto) abbia bisogno di un autentico ammodernamento che parte proprio dalla cutura e la capacità valutativa del popolo. Mi rendo conto che non è facile riconcettualizzare un concetto di Nazione a gestione chiusa in una globalizzata che prevede la trasformazione a stato appartenente ad una nazione di 350 milioni di abitanti che dovrà confrontarsi con pari stazza. E questa profonda trasformazione, avviene proprio grazie a quei mezzi di comunicazione che accelerano gli interscambi socio culturali ed economici. Sotto questo profilo sfondi una porta aperta, ed e’ proprio grazie a questa grande evoluzione che i sistemi di informazione e la tecnologia possono permettere, addirittura impensabili sino a venti anni fa, che il mondo stia riscrivendo la ricollocazione degli equilibri mondiali dopo la seconda guerra mondiale. E’ questa la rivoluzione!

  7. alessandra armellini
    27 aprile 2013 alle 19:57

    Sto seguendo la discussione e mi domando perché persone come voi che discutono con questa passione, non si incontrano per fare qualcosa di concreto.
    Io mi aggregherei.

  8. 27 aprile 2013 alle 08:35

    Fabio, un paese non può fermarsi e mettere un cartello “Chiuso per ristrutturazione”. I cambiamenti sono fisiologici, i politici cambiano ma l’ Italia resta, un pò come .. La Roma 🙂 Al contrario credo che, visto che siamo in democrazia e la classe politica è l’ espressione del popolo sovrano, questo cambiamento deve passare per una riqualificazione culturale del popolo e di un aumento considerevole del senso della collettività e rispetto dello Stato, caratteristiche totalmente latitanti, nelle menti italiote. L’ Italia ha da sempre una sorta di idiosincrasia da cambiamento; questo e’ un paese da sempre fermo, ingessato che vuole cambiare non cambiando nulla e non rinunciando ai previlegi. Mai nel corso dell’ Italia repubblicana un classe politica si è mostrata così debole, vuota di contenuti ed aggredibile. Ma come vedi mancano in effetti delle reali alternative, perchè a mio modesto parere un guitto spalamerda che promette redditi di cittadinanza, è qualcosa che riporta le menti alla replubblica di Weimar del 1932. Paghiamo quello che siamo, un paese vecchio, poco incline ai cambiamenti che pensa solo a mangiare e fottere. Sino a quando il lavoro no nviene inteso come una opportunità ma una triste parentesi tra una vacanza ed un ponte,.. Dove vuoi andare? 🙂

    • 27 aprile 2013 alle 19:51

      Dici cose assolutamente condivisibili, ma ti leggo pessimista.
      La moderna comunicazione, se ben gestita, potrebbe accelerare tantissimo i processi di cui tu parli.
      Il “guitto” che citi (non condivido apostrofare le persone), ha commesso (e sta ancora commettendo) proprio questo imperdonabile errore, che gli ho contestato proprio in un mio precedente post.
      Non entro, per carità, nel merito dei giudizi ai personaggi, ma lui era sulla buona strada per rovesciare tutto, democraticamente, con la forza della comunicazione.
      Ripeto: non entriamo nel merito delle proposte politiche del tizio o del caio, lo faremo nei post opportuni; qui valutiamo soltanto il fatto che una “rivoluzione” civile, non volgare e non violenta, si può, e si deve fare.
      Con le persone giuste.

      • 27 aprile 2013 alle 20:02

        No Fabio sono semplicemente realista. I mezzi di comunicazione sono dei mezzi, non dei fini; quando diventano tali e si vogliono sostituire a quelle che sono normali cadenze democratiche ed istituzionali, si creano processi distortivi. Forse ti sfugge il disegno che anima il M5S con il NWO ed il progetto Gaia… Giretto su google 😉

        • 27 aprile 2013 alle 20:06

          Conosco quello che dici, ma io non sto parlando del M5S, non mi interessa in questa discussione.
          Prendo soltanto atto che, con l’ausilio della comunicazione, si può fare una rivoluzione civile e non violenta.
          Se lo hanno fatto loro, chiunque, che riesca a costruirsi una certa reputazione, potrò fare altrettanto, con risultati magari diversi.
          Di questo mi piace discutere.

  9. Giovanni Corelli
    26 aprile 2013 alle 23:02

    Ho scoperto questo blog con una ricerca sulla pietà di Michelangelo e ho trovato pensieri profondi, di una lucidità sconcertante, introvabile nei blogger di moda.
    Questo post ne è l’esempio più fulgido.
    Complimenti all’autore.

    • 27 aprile 2013 alle 19:52

      Grazie Giovanni,
      sono sempre onorato dei commenti lusinghieri come il tuo. 🙂

  10. Massimo Delle Terre
    26 aprile 2013 alle 17:09

    L’argomento è interessante tipico dello spirito italiota. Siamo così, dimentichiamo immediatamente chi ci ha dato un calcio nelle palle e lo invitiamo alla nostra festa dopo due giorni. Siamo un popolo di mammalucchi stupidi e creduloni.
    La cosiddetta cristianità ha contribuito non poco a questo nostro atteggiamento masochista.
    Finiremo male.

  11. sara
    26 aprile 2013 alle 00:36

    Fabio ha ragione come può emergere un alternativa credibile se non ha spazio per comunicare?
    E’ il cane che si morde la coda e noi siamo in mezzo.

  12. 25 aprile 2013 alle 17:56

    Perfettamente d’accordo Fabio, ma e’ doveroso una domanda: quanto la permanenza di coloro che nell’ arco di 60 anni hanno creato questo sfacelo in realtà cela una mancanza reale di una alternativa credibile?

    • 25 aprile 2013 alle 22:06

      Ciao Piero,
      non posso pensare che non esista una classe dirigente degna di questo nome in Italia.
      Piuttosto, è il meccanismo mediatico che protegge il “gruppo di comando”, arroccato su se stesso.
      La soluzione è il reset del sistema.
      Io mi occupo di comunicazione e sarò disponibile a dare il mio contributo nel settore che mi riguarda.

      • 26 aprile 2013 alle 06:53

        Fabio, realisticamente quello che tu dici e ti auspichi è impossibile e per vari motivi. Il cambiamento delle cadenze politiche dell’ Italia è direttamente proporzionale alla trasformazione che ogni nazione europea sta avendo, in questa fase storia, dovendosi trasformare da una nazione sovrana ad uno stato confederato con economia e politica centralizzati. Sta cambiando il modo di far politica, oramai sembra evidente che non si può più ipotizzare governi politici mono partitici, ma ad esecutivi autonomi senza colore sorretti politicamente. Il governo tecnico ne è stato un assaggio un pò semi abortito. ma si è capito che quella sarà la strada futura; governi trasversali, con mansioni locali orchestrati dal parlamento europeo, con direttive economiche precise e con obbiettivi da dover conseguire ad ogni costo. Il nuovo purtroppo, non esiste. Non esistono alternatiche perchè stante gli indicatori socio economici del paese. neanche se al Governo ci fosse Cristo, la Trimurti, Batman ed i 12 apostoli riuscirebbero a mettere a posto gli equilibri socio economici del paese semplicemente gestendo numeri negatvi. Tu sai che io studio storia politica ed economia, ed in questo punto sono estremamente realista e ferrato, potendo dimostrare matematicamente il declino inesorabile e costante, unita ad errori strategici perpetrati che l’ Italia tutta, ha scelto di attuare dal 1950 ad oggi, quando il bilancio dello stato italiano, mostrò un saldo -30 miliardi che già da allora avrebbe dovuto far suonare un campanello d’ allarme. Oggi, con 60 milioni di abitanti, 20 milioni di pensionati e 15 milioni di impiegati privati e pubblici ed un debito di 2020 miliardi, divenuti il paese più longevo ed improduttivo al mondo, è molto difficile far capire che oramai l’ Italia oltre alla trasformazione di cui sopra (perchè considerato il riequilibrio socio economico mondiale ha l’ assoluta necessità di far massa sociale ed economica con il resto dell’ Europa) che lo stato (cioè la collettività) non ha la capacità finanziaria per continuare a sostenere l’ insostenibile. Questo è un paese che a causa di limiti e colpe proprie ed errori strategici (fatale è stata la rinuncia del 1997 al nucleare che costringe il paese a comperare l’ energia da centrali termonucleari poste a 80 km dal confine italiana ma a pagarla 30% in più degli altri paesi, ad esempio) sta più degli altri mostrando che il sistema statale è arrivato al breakdown. L’ unica fortuna è che gli italiani sono tuttavia nella condizione di ricomperarsi il debito pubblico. Con questo non voglio certo giustificare gli atteggiamenti dissennati della politica, ma vorrei tuttavia ricordare che in questo sistema, TUTTA l’ Italia mangiava e fotteva con gaudente connivenza fregandosene se poi aumentava la spesa pubblica e fregandosene degli effetti devastanti derivati da 10 svalutazione fatte in 60 anni di repubblica. IL problema è putroppo di mentalità ed i politici che via via si sono succeduti nel corso della vita repubblicana, sono stati l’ esatta espressione delle scelte del popolo sovrano. Demonizzare una classe politica attribuendogli di essere l’ unico colpevole dello sfascio italiano, mi sembra molto demagogico, riduttivo ed allontana le coscienze dalle vere problematiche che sta vivendo in questa fase il Paese. Se il nuovo è il guitto genovese, allora siamo definitivamente conciati per le feste.

        • 26 aprile 2013 alle 16:26

          Caro Piero,
          ti ringrazio per la tua analisi che reputo tecnicamente corretta, o quasi.
          Il fatto è che lo studio sistematico della materia, porta in genere a conclusioni distaccate dalla realtà, non perché siano errate, ma perché non complete.
          Vi sono molti fattori che non vengono considerati, come ad esempio la spinta emotiva che, guidata da una personalità in grado di riconquistare la fiducia popolare, potrebbe dar luogo a circostanze che il mero studio aritmetico non considera.
          Non penso certo che gli attori attuali (intesi anche nel vero senso della parola) siano in grado di attuare ciò, ma non dispero che ve ne possano essere altri, di maggiore caratura, che decidano di mettersi a disposizione.
          La speranza è sempre l’ultima a morire, e recitare il “de profundis” prima dello spirare, non mi pare saggio.
          Un abbraccio.

  13. Gi@nni
    25 aprile 2013 alle 16:42

    quando finiranno quei pochi soldi rimasti, vedrai che i principi di einstein torneranno prepotentemente alla luce. chissà se ci saremo

  14. Elisabetta 70
    25 aprile 2013 alle 16:04

    Ho stampato quest’articolo e l’ho appeso nella mia bacheca.

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